L’Arte di Fare la Differenza

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Progetto e coordinamento scientifico di Anna Maria Pecci, a cura di Arteco, in collaborazione con il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, la Città di Torino, Direzione Centrale Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie, Servizio Disabili.

Il catalogo | Il libro | Patrimonio e Intercultura / Fondazione ISMU

Nell’arco del 2012, il progetto L’Arte di Fare la Differenza ha impegnato 15 giovani artisti e educatrici – riuniti in 5 gruppi di lavoro – in un processo partecipato di arte relazionale. In un articolato percorso interdisciplinare di formazione e produzione condivise, i partecipanti sono stati affiancati da storici dell’arte, antropologi e educatori professionali nella realizzazione di 5 opere nate dall’incontro con le collezioni etnografiche e di Art Brut del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università degli Studi di Torino. Il confronto con questo patrimonio – appropriato e re-intepretato alla luce delle esperienze degli artisti e di personali vissuti di marginalità e disagio – ha attivato pratiche collaborative di creazione artistica intesa come processo e mezzo di empowerment culturale.

Il progetto L’Arte di Fare la Differenza si è dunque sviluppato come un laboratorio interdisciplinare di mediazione interculturale e educazione all’arte che ha prodotto 5 mostre diffuse sul territorio torinese (dal 19 ottobre al 20 novembre 2012), oltre a momenti  laboratoriali e di incontro rivolti ai cittadini. Il progetto ha infatti esplorato i linguaggi dell’arte contemporanea come strumenti critici per una riflessione sulle dinamiche di inclusione/esclusione culturale e sociale, contribuendo a sensibilizzare il pubblico sulle tematiche della diversità culturale e della marginalità.

I 15 giovani autori under 35 coinvolti sono Simone Bubbico, Caterina Cassoni, Marcello Corazzi,  Ario Dal Bo, Michela Depetris, Cheikh Diop, Mirko Dragutinovic, Giulia Gallo, Virginia Gargano, Daniela Leonardi, Isabella Mazzotta, Enrico Partengo, Marius Pricina, Beatrice Rosso, Arianna Uda.

L’Arte di Fare la Differenza è stato realizzato con il contributo della Compagnia di San Paolo (nell’ambito del bando Generazione Creativa) e della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.

Ufficio stampa Francesca Evangelisti


Dicono di noi…

L’idea di questo collettivo di mostre che andranno prossimamente in scena a Torino è quella di creare un avvincente punto d’incontro open minded per i giovani artisti che si affacciano al mondo dell’arte contemporanea, un meeting formativo per la creatività e l’espressione artistica, e un luogo dove mettere in discussione le prospettive di chi nell’arte contemporanea ci naviga già da anni, proponendo nuove e stimolanti visioni mentali. […] Work in progress che vuole svilupparsi come un laboratorio interdisciplinare di mediazione interculturale ed educazione all’arte di oggi, esplorando e sperimentando i linguaggi dell’arte contemporanea quali strumenti critici di lettura della realtà e delle collezioni museali. Miriam Leto, A Torino cinque mostre per L’arte di Fare la Differenza, in Blogo – Informazione libera e indipendente, online il 15 ottobre 2012

Creatività e impegno sociale sono gli ingredienti del progetto “L’Arte di fare la Differenza”, ideato da Anna Maria Pecci, curato da Arteco e vincitore del concorso Generazione Creativa della Compagnia di San Paolo. Jenny Dogliani, Creatività e impegno fanno la differenza, in La Stampa – Torino Sette, in edicola il 19 ottobre 2012

L’Arte di Fare la Differenza ha creato opportunità di accesso e partecipazione attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea. Soggetti diversi – artisti emergenti, persone in una situazione di marginalità, educatori – hanno esperito pratiche relazionali e condivise. L’arte diventa strumento critico di lettura della realtà e il limite diventa possibilità. […] Quando l’arte si offre alla società come strumento di ricerca, veicolo di forma e dimostra di saper abitare contemporaneamente diversi punti di vista, in modo critico e riflessivo, dà prova di essere in grado di occupare spazi significativi nei processi di integrazione multiculturale o della persona con il territorio. Stefania Crobe dialoga con Tea Taramino, in Il Giornale dell’Arte, online il 5 novembre 2013

 

Fotografie di Ivo Martin
Progetto grafico: Roberto Necco / Elyron

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