The Third Floor: free speech zone

a cura di Arteco e Francesca Berardi, da un’idea di Simona Castaldo

in collaborazione con IUC-International University College di Torino e IUCSA-IUC Student Association

18-29 maggio 2011 | IUCSA (IUC Student Association), Torino

Opere di Paolo Berra, Simone Bubbico, Simona Castaldo, Francesco Del Conte, Nicolas Macello, Mattia Macchieraldo, Elisa Nepote, Flavio Palasciano, Roberto Ribet, ZorioIppolito (Anna Ippolito e Marzio Zorio).

Il catalogo

In linea con la mission di Arteco, l’iniziativa ha l’ambizione di favorire lo scambio e il confronto tra diverse realtà, dando visibilità al lavoro delle nuove generazioni di artisti. Obiettivo del progetto è inoltre di aprire alla città le porte dello IUC-International University College, che dal 2006 porta a Torino giovani studenti di economia, diritto e scienze politiche provenienti da tutto il mondo, offrendo loro corsi specializzati volti all’approfondimento e all’analisi di importanti questioni transnazionali. Dieci artisti hanno così incontrato un gruppo di studenti per confrontarsi sul tema della libertà di parola, questione complessa e delicata, che si sviluppa su un terreno comune, tra gli studi socio-politici e l’affermazione dell’arte come strumento in grado di migliorare la società.

L’arte contemporanea, per la varietà di mezzi e forme di cui si avvale, ha infatti un grande potenziale comunicativo, spesso limitato dalla mancanza di interlocutori. Scopo del progetto e del lavoro di Arteco è anche quello di coinvolgere nel mondo dell’arte un pubblico nuovo, favorendo la comprensione del messaggio artistico.

In un momento non particolarmente favorevole alle iniziative culturali, The Third Floor: Free Speech Zone nasce come un tentativo di affrontare un tema di attualità con una mostra auto-sostenuta, in cui gli artisti presentano una serie di lavori pensati per l’occasione, in stretto dialogo con gli spazi messi a disposizione dallo IUC al terzo piano della sede di Piazza Paleocapa 2.

Il titolo ironizza sull’espressione comunemente usata per indicare le aree geografiche in cui è prevista la libertà di parola. Un diritto che, anche dove viene proclamato, è di fatto messo continuamente in discussione, limitato da censura, leggi e convenzioni sociali, oltre che indebolito da forme di linguaggio abusate.

Progetto grafico: Flavio Palasciano

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