Playground

Playground
ideato e promosso dal Festival Architettura in Città 2017
a cura di ARTECO (Beatrice Zanelli e Marta Di Vincenzo) e IED Torino
in collaborazione con Scuola Media Statale Drovetti e Liceo Artistico Cottini
workshop di progettazione con Truly Design Studio
performance di Franco Ariaudo, Luca Pucci ed Emanuele De Donno
con il contributo di Fondazione per l’Architettura / Torino e IED Torino

Cos’è un playground? Quali sono le sue funzioni e che forme può assumere? Non solo parco giochi o campo sportivo, ma luogo in cui sperimentare la relazione del corpo con lo spazio, territorio fisico capace di ospitare la produzione di nuovi scenari mentali, strumento di riappropriazione degli spazi urbani.

Per Playground curatori, architetti, performer, artisti, designer e studenti, hanno collaborato alla progettazione di uno spazio pensato per il gioco e lo sport per la Scuola Media Statale Drovetti (quartiere Borgo San Paolo di Torino) che solo l’anno scorso sembrava destinata a chiudere a causa della mancanza di iscrizioni e ora si prepara a diventare hub culturale e centro civico utile a contrastare l’aumento della dispersione scolastica.

Il Festival Architettura in città | Edizione 2017 si interroga e invita a interrogarsi sul sistema di relazioni che l’abitare, in tutta la sua complessità, instaura oggi con la città, come il luogo della prossimità, della densità e dell’incontro con l’altro. Per cui, attraverso incontri preliminari condotti da ARTECO (Marta Di Vincenzo e Caterina Squillacioti) volti a individuare i bisogni degli studenti, e un workshop di progettazione visiva curato dagli street artist del collettivo Truly Design Studio, è stato attivato un processo che ha avuto come esito la progettazione e la realizzazione di un playground da parte dei ragazzi dedicato allo sport e alla socialità.

L’obiettivo comune è che gli interventi si depositino costruttivamente nel bagaglio di esperienze di coloro che, a vario titolo, vi hanno preso parte. […] Il valore dei processi impostati consiste quindi anzitutto nel fungere da generatore e moltiplicatore di pensiero, di azione, di contatto; da attivatore di meccanismi che si vogliono sostenibili nel tempo anche oltre l’intervento dell’artista. G. Scardi, Paesaggio con figura. Arte, sfera pubblica e trasformazione sociale, Torino 2011

Credits Francesca Cirilli

Intendendo l’arte contemporanea come dispositivo utile per capire gli spazi e riappropriarsene, riflettendo sui luoghi e suggerendo modalità alternative per l’utilizzo degli stessi, sempre in funzione di una “vitalizzazione della città e soprattutto di un’incrinatura delle strutture urbane e territoriali ormai cristallizzate e coartanti”, il Playground sarà presentato al pubblico il 25 maggio alle 16.30 alla Scuola Media Statale Drovetti con la performance Cubo Race (ideata da Franco Ariaudo, Luca Pucci ed Emanuele De Donno), un intervento a carattere partecipato che prevede la riproposizione di uno dei giochi iconici dell’archivio di Giochi Senza Frontiere (Riccione 1971), potente simbolo della lotta contro l’instabilità.

Si tratta di un gioco di equilibrio in cui un gruppo di persone deve coordinarsi per sollevare a qualche metro da terra e mantenere in equilibrio, con l’aiuto di bastoni, un cubo colorato. Lo sforzo per tenere in equilibrio l’oggetto cubico è inteso come metafora dello sforzo necessario per mantenere in equilibrio l’Europa.  Un cubo colorato di cm 100 per lato in polistirolo espanso sarà prodotto e messo a disposizione del pubblico che potrà cimentarsi nel tentativo di sollevarlo per mezzo delle apposite aste.

Inoltre, il 27 maggio alle 14.00 presso la sede del Festival dell’Architettura in Città 2017 (via Quittengo 35) avrà luogo la presentazione del libro Sportification, eurovisions, performativity and playgrouds (Franco Ariaudo, Luca Pucci, Emanuele De Donno, Viaindustriae 2017), concepita come ricerca interdisciplinare sullo sport, l’agonismo e il gioco, che incrocia materiale d’archivio dello storico show televisivo Giochi Senza Frontiere con una vasta categorizzazione di performance, ponendo l’accento sull’utopia di una società “giocosa e leggera”, sull’opera di “sportivizzazione” del corpo sociale e sull’estrema politicizzazione dello sport in Europa.

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