EDUCATION

© Ivan Catalano, A volte, ci sono occhi che cercano immagini da inquadrare. Altre invece, occhi che fantasticano, 2014

english text below

“In generale pensiamo che qualsiasi servizio educativo debba partire dai contenuti per farsi strumento di cittadinanza, di inclusione sociale ed espressione della diversità culturale. Quindi l’idea è sì di proporre delle attività che ci facciano conoscere le storie dell’arte e degli artisti ma anche, nel conoscerle, di sviluppare l’immaginazione e la creatività, imparare a comunicare in una forma non verbale, saper lavorare in gruppo per raggiungere un obiettivo comune, stare insieme agli altri per il semplice piacere di farlo. Per cui non si tratta banalmente di facilitare il trapasso di una conoscenza (o competenza disciplinare) da una persona formata a una che non lo è, o lo è in parte, quanto di fare un’esperienza di condivisione, di rimpasto fra il sé e l’altro. […] Nel proporre un’attività ci piace tenere presente che da una parte si lavora sul piano dell’Arts Education (quindi dei contenuti della storia dell’arte, dei linguaggi e delle pratiche artistiche contemporanee) e dall’altra su quello dell’Arts-in-Education, intesa come mezzo per avvicinarsi meglio al mondo, per conoscere sé stessi e per avere la consapevolezza di poter saper vedere in modo singolare e differente. Si tratta di lavorare su un territorio espanso in cui entrano in gioco una pluralità di fattori di tipo socio-culturale ed emotivo. È un approccio discorsivo che coincide in qualche modo con quello a cui pensiamo quando facciamo curatela, ovvero al cosiddetto Educational Turn. Parliamo di quella svolta, di metodo e di contenuto, che a partire dagli anni ’90 ha spostato l’attenzione dall’oggetto alla persona e ai modi della produzione culturale in un’ottica processuale e relazionale. Mentre per rimanere sul piano dei modelli di riferimento da un punto vista propriamente educativo si potrebbe banalmente citare l’approccio costruttivista, ad oggi il più valido nella museum education contemporanea. Per cui l’apprendimento in un ambiente educativo informale, quale può essere quello del museo, è visto come un processo attivo incentrato sulla figura del visitatore, in cui è sì importante la componente manuale (hands-on) ma allo stesso tempo anche una riflessione sul senso delle azioni che si compiono e sul linguaggio che occorre per esprimerlo (G. Hein). Inoltre è un modello che pone l’accento sulle conoscenze pregresse, sulla motivazione (E. Hooper Greenhill) nonché sul contesto e le relazioni. (Si tratta comunque di riferimenti che guardano ai ben noti precedenti rappresentati dalle teorie dell’apprendimento di J. Dewey, J. Piaget e L. Vygotskij).” In E. Lamanna, Arte ed educazione oltre l’educazione: Intervista con Arteco, in “Juliet Art Magazine”, 16 settembre 2016.

Un team preparato e competente di mediatori culturali d’arte formato da storici dell’arte, giovani artisti con competenze specifiche nell’ambito della formazione e dell’educazione museale conduce le visite guidate, le attività educative e i progetti formativi curati da Arteco.

Le esperienze di Arteco in questo ambito: dal 2013 la gestione del Dipartimento Educazione della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli; dal 2016 la collaborazione nella progettazione e realizzazione delle attività educative a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e le visite guidate ad Artissima 2016 nell’ambito di Ypsilon St’Art Percorsi in Fiera. Inoltre Arteco ha collaborato con la Fondazione Agnelli nella realizzazione del progetto 1, 2, 3 click! Nel quale una parte importante era dedicata alla formazione.

“Overall we think any educational service should start with the contents to become a means of citizenship, social inclusion and expression of cultural diversity. Indeed the idea is to carry out activities in order to know not only the art history or the artists but also, by knowing them, to develop imagination and creativity. It is, therefore, important to learn how to not only communicate each other in a non-verbal way and how to work in a group for common goal, but also how to get together with others for the simply pleasure of doing it. It is not simply to facilitate knowledge transmission (or disciplinary competence) from a trained person to one who isn’t trained, or she or he is trained only partly, but how to produce a sharing experience, an exchange between oneself and the other. The purpose is not to achieve a specific goal, to give an answer or show how to be performers and equal to the situation, but simply to invite us to cross an unexplored territory. In this new territory questions can even may not have an answer, or rather, they can have many answers. In this territory everything is possible and nothing is always the same on the one hand we carry out an activity, a workshop and even an art-mediation, by working with the Arts Education (the contents of art history, contemporary artistic languages and practices). On the other one, we work with the concept of Arts-in-Education, as a means to put in contact with the world, to know themselves and to obtain the consciousness to be able to see in both a unique and different way. We work on a broaden territory in which socio-cultural and emotional variety of factors come into play. It is a discursive approach that coincides in some way with what we think about when we curatorship, or the so-called Educational Turn. Let’s talk about the one carried out, the method and the content, which since the 90s has shifted the focus from the object to the person and to the cultural production methods with a view procedural and relational. While to remain on the plane of the reference models from a strictly educational view point you could trivially quote the constructivist approach, to date the most valid in contemporary museum education. So the learning in an informal educational setting, which can be to the museum, is seen as an active process centered on the figure of the visitor, which is so important to the manual component (hands-on) but at the same time a reflection the sense of the actions that take place and the language we need to express it (G. Hein). It is also a model that focuses on prior knowledge, motivation (E. Hooper Greenhill) as well as on the context and relationships. (However, these references that look to the well-known earlier represented by the learning theories of J. Dewey, J. Piaget and L.” In E. Lamanna, Art and education beyond education: Interview with Arteco, in “Juliet Art Magazine”, September 16, 2016.

A teamwork of skilled and trained cultural mediators of art composed by historians, young artists with specific experiences in the field of museum education leads guided tours, educational activities and training projects handled by Arteco.

Arteco experiences in this area: from 2013 the management of Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli Educational Department; by 2016 the collaboration in the design and implementation of educational activities in CAMERA- Italian Center for Photography and guided tours at Artissima 2016 in the context of Ypsilon St’Art Percorsi in Fiera. Arteco also collaborated with the Agnelli Foundation in carrying out the project 1, 2, 3 click! which was dedicated to education.